Equità Intergenerazionale Sociale e Civile

L’Economia Sociale e Civile passa dalla capacità di costruire comunità integralmente generative. Non bastano gli adulti generativi, o i giovani generativi. C’è la necessità di un nuovo sguardo sul tema dell’equità intergenerazionale, uno sguardo che il progetto di ricerca sull’”Equità Intergenerazionale Sociale e Civile” ha provato ad offrire. Il primo contributo del progetto è stato il Rapporto presentato a Roma in occasione della terza edizione della Conferenza Internazionale Renaissance in Economics.

Il Rapporto propone un’analisi innovativa per superare la visione puramente economica del divario tra generazioni in Italia. Nasce per affrontare il tema superando la visione esclusivamente macroeconomica o di “non compromissione” delle risorse future, promuovendo un approccio generativo fondato sul “personalismo comunitario”, dove l’equità non è un gioco a somma zero, ma un processo di fioritura delle opportunità per tutte le generazioni presenti. L’obiettivo finale è trasformare l’equità in un processo attivo che valorizzi il contributo civile di ogni fascia d’età per lo sviluppo comune.

L’Indice IAEISC e le quattro forme di capitale

L’elemento di analisi principale, basato sui dati provenienti dalla survey annuale sulla generatività – rappresentativa della popolazione italiana, coordinata da NeXt Economia per il Festival Nazionale dell’Economia Civile -, è l’Indice Aggiustato di Equità Intergenerazionale Sociale e Civile (IAEISC). L’indice, che pone in confronto gli under35 e gli over55 con i 35-54enni, si compone di 100 indicatori elementari articolati in quattro forme di capitale:

  1. Sociale Agito: fattore di resilienza esterna composta da relazioni e azioni;
  2. Psicologico Generativo: fattore di resilienza interna composta da emozioni, virtù, pensiero e attivazione;
  3. di Cittadinanza Economica: fattore di resilienza interna composta da conoscenza, consapevolezza e risorse;
  4. Simbolico Ecosistemico: fattore percepito (auto-legittimato) di prestigio/reputazione tanto del valore territoriale, in termini di benvivere, tanto del proprio valore, in termini di sviluppo umano comune.

Dalle evidenze emerge che il PIL, rispetto all’equità, ha un effetto a marginalità decrescente, mentre l’equità stessa impatta positivamente sulla felicità edonica ed eudaimonica.

La geografia dell’equità sul territorio italiano

La geografia dell’equità intergenerazionale sociale e civile rileva che esistono quattro macro-classi di territori (regioni o aree vaste):

Territori leader

(come la Città metropolitana di Torino), dove ci sono livelli di capitali sopra la media nazionale e alta equità

Territori a sviluppo escludente

(come la Città metropolitana di Milano), dove i livelli di capitali sono alti, ma l’equità bassa

Territori in "paradosso"

(come la Basilicata), dove l’equità è alta ma i capitali bassi

Territori a marginalità critica

(come la Città metropolitana di Napoli), dove equità e capitali registrano livelli bassi

Le differenze Nord-Sud sono presenti, ma non in misura così netta. Le aree vaste diffuse hanno performance mediamente migliori di quelle metropolitane

Traiettorie di policy e la “razionalità del noi”

Da ultimo, il rapporto indica alcune traiettorie di policy per migliorare i livelli di equità intergenerazionale sociale e civile, seguendo un approccio di razionalità del noi: tutti i soggetti sociali ed economici devono fare la propria parte nella costruzione di un sistema equo e sostenibile di inclusione intergenerazionale.

Per questa ragione le proposte sono rivolte a tre soggetti differenti:

  • I cittadini e le cittadine (e la comunità educante);
  • Le organizzazioni (e le associazioni di rappresentanza);
  • Le amministrazioni (locali, regionali e nazionali).