Paper
Paper Lavoro
Le sfide del lavoro
Il lavoro è in profonda trasformazione a causa delle transizioni tecnologica, ambientale e demografica. Il mercato del lavoro italiano è tra i più diseguali in Europa, con bassi tassi di occupazione, in particolare tra giovani e donne. L’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite riducono la forza lavoro, mentre cresce il divario salariale tra lavoratori altamente qualificati e quelli meno specializzati.
Scopri di più
Le sfide principali
- L’emergenza è il “senso del lavoro”
– Grandi dimissioni e quite quitting
– Italia paese tra i più infelici al lavoro (Ricerca Gallup)
– Ricostruire un lavoro che faccia “fiorire la persona”
– Riconquistare le persone
🡪 il lavoro è cura, la cura è lavoro
(nuovo alfabeto, relazioni, gerarchie, stili di leadership) - Polarizzazione e povertà lavorativa
– Cresce il lavoro povero: il 12% dei lavoratori italiani, pur avendo un impiego, è sotto la soglia di povertà.
– Il divario salariale tra qualifiche aumenta, con pochi lavoratori superstar e una massa di lavoratori a basso reddito.
– La crisi demografica riduce la forza lavoro di circa 5 milioni di persone entro il 2040. - Mismatch tra domanda e offerta di lavoro
– La rapidità dei cambiamenti tecnologici genera posti vacanti mentre molti lavoratori restano disoccupati per mancanza di competenze.
– La carenza di lavoratori in settori cruciali (es. sanità) rende necessario un ripensamento delle politiche di formazione e migrazione. - Digitalizzazione e Intelligenza Artificiale
– L’IA cambia il paradigma lavorativo: alcune professioni saranno sostituite, altre integrate, mentre nasceranno nuove figure professionali.
– L’impatto dell’IA sul lavoro richiede una strategia educativa e politiche per l’aggiornamento continuo delle competenze.
Strategie per il lavoro dignitoso
- Aumento della produttività e dei salari reali
– Investimenti in innovazione per migliorare la competitività delle imprese senza comprimere i salari.
– Il salario minimo è utile per arginare il lavoro povero ma va accompagnato da altri strumenti per la crescita dei salari
– Maggior valorizzazione del capitale umano per spostarsi verso settori a più alto valore aggiunto.
– Creazione di una rete centri di ricerca applicata per facilitare l’accesso all’innovazione per le PMI. - Smart Working e nuove organizzazioni del lavoro
– Lo smart working migliora la qualità della vita e la produttività, ma richiede una riorganizzazione strutturata.
– La flessibilità è un fattore chiave per attrarre talenti, soprattutto tra le nuove generazioni. - Politiche per l’occupazione femminile e la conciliazione vita-lavoro
– Servizi per l’infanzia, congedi paritari e flessibilità per eliminare il gap di genere nel lavoro.
– Il welfare aziendale e comunitario devono integrare le esigenze familiari con quelle lavorative. - Politiche migratorie intelligenti
– Un sistema di ingressi regolari basato sulla domanda di lavoro per affrontare la carenza di manodopera.
– Sanatorie per regolarizzare lavoratori già integrati nel sistema economico. - Riforma dell’istruzione e formazione continua
– Potenziare il sistema educativo per ridurre l’abbandono scolastico e formare giovani con competenze adeguate.
– Creazione di un “digital wallet” per raccogliere esperienze formative e professionali.
– Estensione del diritto soggettivo alla formazione continua e “nuove 150 ore” con corsi su competenze digitali e nuove tecnologie. - Partecipazione e governance aziendale
– Coinvolgere i lavoratori nelle decisioni aziendali per aumentare il senso di appartenenza e migliorare le performance.
– Favorire un modello di contrattazione collettiva che promuova formazione, welfare aziendale e premi di produttività. - Il voto col portafoglio e il lavoro etico
– I consumatori possono orientare il mercato premiando aziende che rispettano i diritti dei lavoratori e adottano pratiche sostenibili.
– Rafforzare la trasparenza sulle condizioni di lavoro nei processi produttivi attraverso strumenti come il passaporto digitale del prodotto.
Conclusione
Il lavoro deve essere ripensato come un elemento di crescita e di mobilità sociale e al tempo stesso di generazione di comunità. Per questo rispetto all’esistente serve “un piano b del lavoro” perché le ricette utilizzate sin qui non funzionano più. Serve un nuovo paradigma relazionale che integri produttività, innovazione e dignità del lavoro. Politiche attive, formazione e modelli organizzativi moderni sono la chiave per affrontare le sfide del futuro.
Partecipa al Tavolo virtuale sul Lavoro e scrivi a spartitopianob@gmail.com per idee e proposte
Paper Sanità
L’avvio di una discussione propositiva
La scelta di avviare tavoli di discussione e formulazione di proposte per un ripensamento del modello di sviluppo e delle politiche sociali nasce dall’obiettivo che Piano B ha posto alla base della sua missione.
Come rappresentato nello schema a cerchi concentrici che abbiamo costruito all’inizio del nostro impegno, e come spiegato nel libretto Piano B Uno spartito per rigenerare l’Italia, al centro di tutto c’è la nostra Costituzione, con i riferimenti a complessità, sostenibilità, generatività e sussidiarietà, ma tutto passa poi per l’azione di persone, istituzioni, imprese e territori, sulla vita e sulle politiche nei diversi ambiti.
Scopri di più
Da cui la decisione di proporre agli addetti ai lavori, agli studiosi e ai rappresentanti della società civile e dei corpi intermedi l’adozione di un nuovo approccio centrato sulla persona e sulla relazione. E di farlo aprendo la discussione ed il confronto sui principali ambiti e settori della nostra vita collettiva.
L’individuazione del settore della salute e della sanità come uno dei primi da prendere in considerazione da parte di Piano B, insieme a lavoro e transizione energetica, deriva dalla rilevanza del settore per la vita di tutti, individui, famiglie, comunità, territori, mondi del lavoro e istituzioni, come peraltro ben evidenziato dal dettato costituzionale e dai più importanti documenti internazionali, che vedono nella tutela della salute e nella sanità uno dei pilastri fondamentali per la salvaguardia della dignità, della giustizia, del benessere sociale, del diritto al lavoro e dello sviluppo equo e sostenibile. Questo dunque un primo punto da porre all’attenzione e alla discussione: salute e benessere non sono un “di cui” delle politiche pubbliche, un ambito marginale, ma un pilastro, assieme ad altri, della nostra democrazia e del nostro futuro.
Entrando nel merito, le analisi sullo stato dell’arte del settore, riassunte nel documento di discussione preparato da Piano B, ci segnalano una crisi drammatica dei principi inizialmente alla base del benessere e delle politiche per il benessere e la salute, una forte incongruenza tra principi e realtà dei fatti, tanto da poter sostenere che, dopo la conquista ottenuta grazie all’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978, nel corso del tempo siamo andati incontro ad una serie di fallimenti, e ad una sorta di “eterogenesi dei fini”, che si evidenzia nel venir meno dell’universalismo, nel malessere sociale e psichico che cresce, e nelle profonde inadempienze del sistema in termini di risposta ai bisogni.
Gli elementi alla base di questo fallimento hanno a che fare sicuramente in prima battuta con i cambiamenti intervenuti negli assetti sociali e nella domanda di salute:
- l’invecchiamento della popolazione e le crescenti solitudini dal punto di vista demografico;
- la frammentazione sociale e l’indebolimento delle relazioni umane da un punto di vista sociologico;
- l’individualismo e le forme di egoismo autoreferenziale dal punto di vista antropologico;
tutti fattori che mettono in difficoltà il settore. Un secondo punto è dunque quello della necessità di partire dalla considerazione attenta della complessità sociale, dei cambiamenti in atto nelle aspirazioni e nei bisogni, e di tutti i fattori e le situazioni che costituiscono sfide nuove rispetto alla tutela del benessere e della salute.
Ma il terzo punto, quello principale in questa nostra discussione, riguarda il modello di tutela della salute e del benessere attuale e futuro. Il nostro punto di vista, che sottoponiamo alla discussione, è che l’incapacità del sistema della salute a rispondere alla domanda di benessere e a promuovere uno sviluppo equo e sostenibile va messa in relazione con il prevalere di modelli e paradigmi che allontanano il settore dagli obiettivi costituzionali:
- il paradigma biomedico dello scientismo burocratico e dello sviluppo tecnologico disordinato (arroccamento su autoritarismo della scienza medica a detrimento della relazione terapeutica, tecnologie non guidate da un approccio umanistico e globale, separazione tra discipline scientifiche e tra correnti di pensiero all’interno della stessa disciplina, rigidità dei percorsi e dei protocolli clinici, ecc.);
- il paradigma economicistico, che pone al centro il controllo della spesa e le forme di aziendalismo spinto (piani di rientro, rigidi meccanismi di controllo meccanici e freddi di tipo efficientistico che mettono in secondo piano gli esiti effettivi delle procedure e degli interventi sulla vita delle persone, integrazione mancata tra diverse tipologie di risorse, tra direzioni, tra uffici, nessuna considerazione delle risorse spontanee attivabili attraverso forme di partecipazione, collaborazione, prevenzione primaria, organizzazione sociale e urbana, ecc.)
- e il paradigma burocratico-istituzionale della separazione delle funzioni e delle competenze e della contrapposizione tra pubblico e privato (forme di conflitto tra gestori e servizi, egoismi istituzionali, duplicazioni e sprechi per mancata cooperazione, separatismi tra uffici e competenze, ecc.).
La proposta di Piano B è allora quella di provare a ricomporre i segmenti di un sistema in profonda crisi attorno ad un paradigma diverso, che abbiamo voluto chiamare relazionale. Un paradigma che riconosce la salute e la malattia come eventi di senso nella vita delle persone e delle comunità e la cura come relazione, intersettorialità e dinamicità relazionale.
Un approccio richiamato dagli osservatori più attenti e sensibili da molto tempo:
- rispetto alla storia secolare dell’umanità, nella quale la cura si è sempre basata sulla relazione tra curato e curante e tra comunità e individui;
- nell’ambito delle riflessioni socio-antropologiche più recenti sull’esistenza di un sistema “pico-somato-ambientale” alla base di benessere e salute;
- nella realtà dei successi ottenuti nelle situazioni di emergenza sanitaria – come nella recente epidemia da Covid 19 – ogni qual volta si sono messe in campo risorse di solidarietà tra generazioni e territori, volontariato, supporti e forme di cura altamente relazionali.
Un approccio che viene sostenuto dai contributi più seri provenienti
- dalla ricerca scientifica più avanzata, anche da quella biomedica, dalle neuroscienze e dalla epidemiologia (addirittura l’intelligenza artificiale comincia a riflettere sulle dinamiche socali della salute sotto il nome di ESPOSOMA);
- dalle esperienze di buona cura, di presa in carico, di medicina pro-attiva, di medicina narrativa e di budget di salute;
- dai contributi provenienti dal “Movimento oltre il Pil”, dal quello degli indicatori sui determinanti sociali, dalle recenti encicliche Laudato sì e Fratelli tutti, e dall’Agenda dell’Onu per lo sviluppo sostenibile;
- dal movimento contro un “sistema a somma zero” che da un lato crea i problemi e dall’altra annaspa per risolverli, per la prevenzione ambientale ed eco-sistemica, sia rispetto all’impatto dei fattori fisici che rispetto alla qualità della vita e delle relazioni.
Se vogliamo uscire dall’impasse nella quale il settore si trova, occorre a nostro avviso lavorare per mettere il paradigma relazionale alla base delle scelte strategiche e delle politiche di settore a tutti i livelli:
- A livello micro della relazione terapeutica, in termini di presa in carico, continuità assistenziale, medicina narrativa, etica dello sviluppo tecnologico (algoetica), sanità pro-attiva, solidarietà di territorio
- A livello meso attraverso:
- il monitoraggio attento della domanda di benessere e relazionalità – come si è cominciato a fare con la misurazione del Benessere equo e sostenibile -,
- le forme di medicina di comunità previste dal PNRR in un senso relazionale e interconnesso,
- la valorizzazione delle esperienze di programmazione partecipata, co-progettazione, cooperazione e creazione di patti,
- la valorizzazione dell’associazionismo di patologia e territorio
- i programmi di rigenerazione urbana
- A livello macro con un impegno serio nella direzione dei principi di One Health e Global Health, cooperazione planetaria, salute in tutte le politiche e realizzazione della sostenibilità intergenerazionale a livello planetario.
Partecipa al Tavolo virtuale sulla Sanità e scrivi a spartitopianob@gmail.com per idee e proposte
Paper Ambiente
La transizione ecologica è una necessità per garantire un futuro sostenibile, riconciliando sviluppo economico e tutela del nostro pianeta. L’attuale modello produttivo, basato sulla crescita senza limiti, ha portato a crisi climatiche, inquinamento e perdita di biodiversità con pesantissime ricadute sulla vita delle persone in tutto il mondo. Il riscaldamento globale, con eventi estremi sempre più frequenti, impone misure urgenti per contenere l’aumento della temperatura entro 1,5-2°C con interventi di mitigazione (riduzione delle emissioni) e adattamento (prepararsi agli impatti climatici).
Scopri di più
Le energie rinnovabili combinate al passaggio da un’economia lineare a una circolare, basata su riduzione, riuso e riciclo possono essere il fulcro del cambiamento ma devono sempre prestare attenzione al risvolto sociale, poichè devono evitare di penalizzare le fasce più deboli della popolazione. La qualità dell’aria e la salute pubblica, fortemente connessi alla questione ambientale, richiedono interventi urgenti che vadano a contrastare il continuo processo di inquinamento ambientale a cui siamo costantemente sottoposti.
In Italia, il percorso verso la neutralità climatica è in ritardo: le rinnovabili crescono ma non abbastanza, la burocrazia frena gli investimenti e diversi settori (tra cui edilizia, mobilità e trasporti, agricoltura) necessitano di una ri-organizzazione degli incentivi, in modo che possano essere equi e stabili. Efficientamento energetico, comunità energetiche rinnovabili e progressivo abbandono delle fonti fossili hanno trovato una promettente strada di implementazione attraverso la compensazione delle emissioni delle imprese, ma servono politiche organiche che ne guidino
lo sviluppo.
A livello globale, un’opportunità per riequilibrare le disuguaglianze è il concetto di “giubileo ecologico”, che lega la cancellazione del debito finanziario al riconoscimento del debito ambientale dei paesi ricchi verso quelli in via di sviluppo, favorendo così una transizione più giusta e solidale.
Partecipa al Tavolo virtuale sull’Ambiente e scrivi a spartitopianob@gmail.com per idee e proposte

0 commenti