C’è una voce che a Firenze non si è mai davvero spenta. Tre anni dopo aver riempito il Salone dei Cinquecento di un silenzio commosso, Shirin Ebadi torna al Festival Nazionale dell’Economia Civile: sarà tra i protagonisti dell’ottava edizione, in programma dall’1 al 4 ottobre 2026.
Chi c’era nel 2023 se lo ricorda ancora. Minuta, con una voce pacata che a tratti si incrinava in farsi per poi tornare ferma, Shirin Ebadi aveva chiesto al pubblico di Palazzo Vecchio una cosa semplice e insieme enorme: non dimenticare. Aveva parlato del suo popolo, delle donne iraniane, di uno studio legale chiuso con la forza, di una famiglia colpita per punirla di aver difeso i diritti degli altri. E aveva lasciato, sospesa nell’aria del Salone dei Cinquecento, un’idea che è diventata patrimonio del Festival: la democrazia non appartiene a un solo emisfero del mondo, appartiene a chiunque abbia il coraggio di pretenderla.
Quest’anno quella voce torna. E torna in un momento in cui le sue parole, se possibile, pesano ancora di più.
Perché il ritorno di Ebadi è una notizia che conta
Prima donna musulmana e prima cittadina iraniana a ricevere il Premio Nobel per la Pace, nel 2003, Shirin Ebadi ha costruito una vita intera intorno a un’idea di giustizia che non fa sconti: da giudice tra le prime in Iran prima della Rivoluzione islamica, ad avvocata dei diritti di donne, bambini e rifugiati, fino all’esilio a Londra, da cui continua a essere una delle testimoni più ascoltate di ciò che accade oggi nel suo Paese.
Il suo ritorno al Festival Nazionale dell’Economia Civile non è un episodio isolato. È la conferma di un legame che negli anni ha reso il Festival qualcosa di più di un appuntamento economico: un luogo dove la pace non è un argomento da convegno, ma, come ama ripetere il direttore Leonardo Becchetti, una pratica quotidiana da costruire insieme, giorno dopo giorno, relazione dopo relazione.
Dove e quando incontrarla
Quest’anno Ebadi non sarà protagonista di un solo momento, ma di due appuntamenti che, letti insieme, raccontano bene l’ampiezza del suo impegno: da un lato il dialogo tra culture e arte del Mediterraneo, dall’altro il confronto diretto sui diritti come fondamento di ogni sviluppo economico.
Si comincia giovedì 1 ottobre, alle 16.30, in Sala d’Armi a Palazzo Vecchio, con LAB. PACE, “Laboratorio Mediterraneo per l’Economia Civile e la Pace”, un momento dedicato al ruolo dell’arte e della cultura nella costruzione del dialogo di pace in una regione mediterranea in trasformazione. Qui Ebadi porterà le conclusioni del laboratorio, chiamata (come da sua tradizione) a leggere le testimonianze artistiche e letterarie del Mediterraneo alla luce della sua esperienza di giurista e difensora dei diritti umani, cercando il filo che lega creazione culturale e costruzione della pace.
Si prosegue venerdì 2 ottobre, alle 9.30, nel Salone dei Cinquecento, con DIALOGHI CIVILI, “L’economia che fa bene: diritti, dignità e sviluppo umano integrale”. Qui il confronto si fa più diretto, nel panel che apre la seconda giornata del Festival. Non esiste sviluppo senza diritti, né prosperità senza pace: è il principio attorno a cui Ebadi, insieme agli altri protagonisti sul palco, costruirà il proprio intervento, portando (come già nel 2023) la sua testimonianza diretta di cosa significhi difendere diritti fondamentali quando questi vengono negati, e perché nessuna crescita economica possa dirsi autentica se non parte dalla dignità delle persone.
EUconomia: il tema che chiama Ebadi in causa
L’ottava edizione porta un titolo che è già un programma: EUconomia. L’Economia che fa bene. Il rumore della foresta che cresce. In un mondo attraversato da conflitti e disuguaglianze, il Festival sceglie di non fermarsi a guardare “l’albero che cade”, ma di raccontare e alimentare “la foresta che cresce”: un’economia fondata sulle relazioni, dove le alleanze tra cittadini, imprese e istituzioni diventano infrastruttura sociale di sviluppo equo e civile.
Difficile immaginare una voce più coerente con questo tema di quella di Shirin Ebadi, che da sempre lega diritti umani e sviluppo, giustizia sociale e pace duratura: gli stessi fili che tengono insieme la Carta di Firenze e il Piano per la Pace promossi dal Festival negli anni.
Il primo di una serie di annunci
Quello di Ebadi è il primo grande nome che sveliamo in vista di FNEC 2026 (clicca qui per iscriverti), dall’1 al 4 ottobre a Firenze. Non sarà l’ultimo: nelle prossime settimane racconteremo, uno alla volta, gli altri protagonisti che saliranno sui palchi del Festival (economisti, premi Nobel, istituzioni, artisti, innovatori). Lo faremo come lo abbiamo sempre fatto: non con un semplice elenco di nomi, ma con le storie che li hanno portati fin qui.
Restate connessi: seguiteci sui canali social del Festival e iscrivetevi alla newsletter (info@festivalnazionaleeconomiacivile.it) per non perdere nessuno dei prossimi annunci verso l’ottava edizione.
Il Festival Nazionale dell’Economia Civile torna a Firenze dall’1 al 4 ottobre 2026. Nato da un’idea di Federcasse, promosso con Confcooperative, realizzato con NeXt Economia, in collaborazione con la Scuola di Economia Civile e l’Università di Firenze.
