C’è una teoria, in economia, che da decenni prova a spiegare perché il progresso non sia mai gratuito. Si chiama distruzione creatrice, e descrive un meccanismo tanto potente quanto spietato: ogni innovazione che crea nuova ricchezza, nuovi lavori, nuove possibilità, lo fa anche cancellando qualcosa che esisteva prima. Al FNEC26 questa teoria arriva a Firenze nella voce di chi l’ha portata alle sue conseguenze più avanzate: Philippe Aghion, insignito nel 2025 del Premio Nobel per l’Economia, terrà una Lectio Civilis dal titolo “La distruzione creatrice incontra la felicità pubblica”, in programma alle 12.30 del 3 ottobre al Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.
Chi è Philippe Aghion: dalle teorie sull’innovazione al Premio Nobel
Economista tra i più influenti della sua generazione, Aghion ha costruito la sua reputazione internazionale proprio a partire dalla teoria della distruzione creatrice, di cui è considerato uno dei principali sviluppatori contemporanei: un modello che, riprendendo e aggiornando le intuizioni di Joseph Schumpeter, spiega la crescita economica come un processo continuo di sostituzione. Nuove imprese, tecnologie e competenze che spiazzano quelle esistenti, generando innovazione ma anche costi umani e sociali non sempre distribuiti in modo equo. È un impianto teorico che ha influenzato profondamente il modo in cui oggi si discute di innovazione, produttività e politiche industriali a livello globale, e che nel 2025 gli è valso il riconoscimento del Nobel.
Un dialogo che coinvolge tutti, non una lezione “per pochi”
Il titolo scelto per il suo intervento (“La distruzione creatrice incontra la felicità pubblica”) non è solo evocativo: definisce l’intera cornice del confronto. Non una lezione a senso unico, ma un vero e proprio dialogo tra la teoria schumpeteriana della crescita e la tradizione dell’economia civile, che da sempre guarda allo sviluppo non solo in termini di efficienza, ma di beni relazionali e sussidiarietà circolare. Concetti che mettono al centro le relazioni tra le persone e la capacità dei diversi soggetti, pubblici e privati, di collaborare per il bene comune.
Al cuore del panel c’è una domanda scomoda quanto necessaria: l’innovazione può davvero essere “per tutti”? O finisce, come spesso accade, per premiare chi è già nella posizione di coglierne i vantaggi, scaricando i costi del cambiamento su chi non ha gli strumenti per adattarsi? Il confronto interrogherà chi, concretamente, assorbe i costi umani del progresso tecnologico (lavoratori, territori, comunità intere) e come sia possibile orientare l’innovazione verso il bene comune, senza lasciare indietro persone e legami sociali.
La partecipazione di Aghion nell’anno di “EUconomia”
Difficile immaginare un ospite più in dialogo con il tema scelto per l’edizione 2026 del Festival, EUconomia: un’economia che non si limita a misurare crescita e produttività, ma si interroga su come costruirle attraverso relazioni, alleanze e responsabilità condivisa. Portare la teoria della distruzione creatrice a confronto diretto con i principi dell’economia civile significa mettere alla prova, con gli strumenti dell’economia più rigorosa, una domanda che il Festival pone da otto edizioni: è possibile innovare senza scartare nessuno?
La statura internazionale di Aghion (Premio Nobel per l’Economia 2025) garantisce a questo confronto un peso specifico raro: non un’opinione tra le tante sul rapporto tra innovazione e giustizia sociale, ma il contributo diretto di chi quella teoria l’ha scritta, oggi chiamato a misurarla con la tradizione dell’economia civile.
Le informazioni pratiche
Dove: Salone dei Cinquecento, Palazzo Vecchio, Firenze | Quando: sabato 3 ottobre, ore 12.30 | Lectio Civilis: La distruzione creatrice incontra la felicità pubblica.
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Il Festival Nazionale dell’Economia Civile torna a Firenze dall’1 al 4 ottobre 2026. Nato da un’idea di Federcasse, promosso con Confcooperative, realizzato con NeXt Economia, in collaborazione con la Scuola di Economia Civile e l’Università di Firenze.
