Premessa e finalità
L’economia civile di Antonio Genovesi non nasce dal nulla: è l’erede moderna di una tradizione italiana che ha le sue radici nel pensiero economico francescano del XIII-XV secolo. Rendere esplicito questo legame dà all’economia civile una genealogia forte, riconoscibile e oggi particolarmente spendibile anche alla luce delle recenti elaborazioni europee sull’economia sociale.
Il 2026 è l’anno dell’VIII centenario della morte di Francesco d’Assisi (3 ottobre 1226) ma apre per noi del Festival una finestra culturale e comunicativa unica per posizionare l’economia civile come “economia di Francesco” in chiave laica, plurale e operativa.
Francesco e la scuola economica francescana
Francesco non è un teorico dell’economia, ma la sua scelta di povertà genera, per paradosso, una delle prime riflessioni sistematiche sul mercato in Occidente. E’ figlio di un mercante di stoffe, Francesco rinuncia alla proprietà senza condannare lo scambio: i frati lavorano, ricevono il necessario, vivono in mezzo alle città mercantili.
Proprio per regolare la propria povertà, i francescani devono chiarire che cosa sono proprietà, uso, valore, prezzo, denaro e interesse. Da qui nasce una vera scuola di pensiero economico
Figura |
Periodo |
Opera o istituzione |
Contributo economico |
|---|---|---|---|
| Francesco d’Assisi | 1181/82–1226 | Regola bollata (1223), Testamento | Povertà volontaria, fraternità, lavoro manuale, vita nella città |
| Bonaventura da Bagnoregio | c. 1217–1274 | Apologia pauperum | Distinzione tra uso e dominio dei beni |
| Pietro di Giovanni Olivi | 1248–1298 | Tractatus de contractibus (c. 1293–95) | Valore fondato su utilità, scarsità e gradimento; il denaro investito come “capitale” fecondo; legittimità del mercante |
| Giovanni Duns Scoto | c. 1266–1308 | Commento alle Sentenze (IV) | Il mercante come figura utile alla comunità; giusto prezzo che remunera lavoro e rischio |
| Bernardino da Siena | 1380–1444 | Prediche e De contractibus et usuris | Virtù del buon mercante (industria, sollecitudine, fatica, rischio); denaro che deve circolare |
| Osservanti (Michele Carcano, Barnaba da Terni, Bernardino da Feltre) | XV secolo | Monti di Pietà, dal primo a Perugia (1462) | Credito ai poveri a interesse minimo per coprire i costi; alternativa all’usura |
| Luca Pacioli | c. 1445–1517 | Summa de arithmetica (1494) | Prima trattazione a stampa della partita doppia: contabilità come fiducia verificabile |
I principi che emergono, coerenti con la nostra visione di economia civile, sono cinque:
- Fraternità: la relazione con l’altro viene prima del possesso; l’economia è una rete di legami.
- Uso e non dominio: i beni valgono per l’uso che se ne fa e per la loro destinazione comune.
- Circolazione della ricchezza: il denaro tesaurizzato è sterile, quello che circola genera bene comune.
- Civitas e bene comune: il mercato è legittimo se serve la comunità cittadina.
- Inclusione attraverso istituzioni: la povertà involontaria si combatte con strumenti economici (Monti di Pietà, Monti frumentari), non solo con l’elemosina.
Antonio Genovesi e l’economia civile
Genovesi (Castiglione, Salerno, 1713 – Napoli, 1769) è il fondatore dell’economia civile come disciplina. Sacerdote e filosofo, nel 1754 ottiene a Napoli la cattedra di “commercio e meccanica” voluta da Bartolomeo Intieri: la prima cattedra di economia in Europa, insegnata in italiano e non in latino.
Le opere di riferimento sono le Lezioni di commercio o sia d’economia civile (1765–67) e la Diceosina o sia della filosofia del giusto e dell’onesto (1766). Il loro nucleo è antropologico prima che economico.
- Persona come essere relazionale: l’uomo ha una “forza concentrativa” (amore di sé) e una “forza diffusiva” (inclinazione verso gli altri); l’economia deve tenerle insieme.
- Mutua assistenza: il mercato è un luogo di aiuto reciproco, non solo di scambio di equivalenti tra individui indifferenti.
- Fede pubblica: fiducia, reputazione e reciprocità sono il vero capitale di una nazione; senza di esse il commercio non si sviluppa.
- Felicità pubblica: fine dell’economia è la felicità della comunità, che non si raggiunge senza quella degli altri.
- Virtù civili: le istituzioni devono premiare le virtù e lo spirito di intrapresa, non solo reprimere i vizi.
Attorno a Genovesi si forma la scuola napoletana (Filangieri, Dragonetti, Palmieri), in dialogo con quella milanese (Verri, Beccaria). Poi la tradizione si eclissa, sostituita nell’Ottocento dalla political economy di matrice smithiana, fino alla sua riscoperta negli anni Novanta con Stefano Zamagni, Luigino Bruni e Leonardo Becchetti.
La linea di continuità storica
Tra Francesco e Genovesi ci sono oltre cinque secoli: il legame non è una citazione diretta, ma una tradizione che passa attraverso istituzioni e scuole di pensiero. I canali principali sono tre.
- Canale istituzionale. I Monti di Pietà promossi dagli Osservanti si diffondono in tutta Italia. Quello di Napoli (1539) diventa uno dei banchi pubblici della città in cui Genovesi insegna: un’economia “per tutti” concretamente operante nel suo contesto.
- Canale culturale. L’umanesimo civile quattrocentesco eredita dal francescanesimo l’idea che la vita nella città, il lavoro e la ricchezza circolante siano luoghi di virtù. Questa visione arriva a Napoli anche attraverso la filosofia civile di Vico.
- Canale antropologico. Da Francesco a Genovesi resta costante l’idea della persona come essere in relazione: la fraternità francescana diventa, in forma secolarizzata, la “mutua assistenza” e la “fede pubblica” genovesiane.
Concetti ponte per lo spettacolo di Cazzullo
Sette concetti collegano le due tradizioni e possono essere tradotti in strumenti attuali. Sono il vocabolario comune da usare in ricerca, formazione, comunicazione e progettazione.
Concetto ponte |
Economia francescana |
Economia civile (Genovesi) |
Traduzione contemporanea |
|---|---|---|---|
| Fraternità / reciprocità | Fraternità come forma di vita e di relazione con tutti | Mutua assistenza, forza diffusiva | Reciprocità, beni relazionali, co-programmazione e co-progettazione (art. 55 CTS) |
| Fiducia | Fides e reputazione del buon mercante | Fede pubblica come capitale della nazione | Capitale sociale, rating e reporting di sostenibilità, trasparenza |
| Uso dei beni | Usus pauper, uso distinto dal dominio | Ricchezza orientata alla felicità pubblica | Beni comuni, patti di collaborazione, economia della condivisione |
| Circolazione | Il denaro fecondo è quello che circola | Commercio come motore di incivilimento | Finanza di comunità, moneta locale, filiere corte, CER |
| Inclusione | Monti di Pietà, credito ai poveri | Lavoro e intrapresa per tutti come via alla felicità | Microcredito, finanza etica, inserimento lavorativo, imprese sociali |
| Bene comune | Civitas: il mercato è legittimo se serve la città | Felicità pubblica come fine dell’economia | Valutazione d’impatto, BES, amministrazione condivisa |
| Custodia del creato | Cantico delle creature, fratellanza con il creato | (debole: non tema centrale) | Ecologia integrale (Laudato si’), transizione ecologica, sviluppo sostenibile |
Discontinuità e cautele da condividere con Cazzullo
Il collegamento regge se presentato come genealogia culturale, non come filiazione diretta. Tre punti vanno gestiti con attenzione, soprattutto in testi scientifici, candidature e comunicazione pubblica.
- Nessuna dipendenza testuale provata. Genovesi non era francescano (era sacerdote secolare) e nelle Lezioni non costruisce la sua teoria su Olivi o Bernardino. Il nesso è ricostruito dalla storiografia, non dichiarato da Genovesi.
- Contesti diversi. La scuola francescana è teologico-morale; Genovesi scrive da illuminista, in dialogo con Locke, Montesquieu e il dibattito europeo sul commercio. Presentarlo come “economista francescano” sarebbe un errore.
- Rischio di lettura confessionale. Il legame con Francesco può far percepire l’economia civile come proposta solo cattolica. Conviene sottolinearne la dimensione laica e universale, come fa lo stesso Genovesi.
Perché ora: il contesto 2026
Il legame Francesco–Genovesi ha oggi una rilevanza pubblica che non aveva mai avuto. Due fattori convergono.
- VIII centenario e festa nazionale. La Legge 8 ottobre 2025, n. 151 ha reso il 4 ottobre festa nazionale dal 1° gennaio 2026, dopo la soppressione del 1977. Le fonti sul provvedimento richiamano esplicitamente i valori di pace, fraternità, solidarietà e tutela ambientale (IPSOA). Il 4 ottobre 2026, domenica, cade l’800° anniversario della morte. Esiste un Comitato nazionale per le celebrazioni presieduto da Davide Rondoni (OFM).
- Maturità dell’economia civile. Codice del Terzo settore, amministrazione condivisa, CER, finanza d’impatto e rendicontazione di sostenibilità offrono strumenti concreti in cui tradurre i concetti ponte.
Linee d’azione strategiche
La proposta è presentare l’economia civile come la forma contemporanea e laica dell’economia di Francesco, con Genovesi come anello che la rende moderna. Tre messaggi chiave sostengono il posizionamento:
- “Da Firenze ad Assisi a Napoli”: l’Italia ha inventato un’economia della fraternità e della fiducia prima che nascesse la political economy.
- “Dalla carità alle istituzioni”: come i Monti di Pietà, l’economia civile combatte l’esclusione costruendo strumenti economici, non solo con la redistribuzione.
- “La fiducia si misura”: la fede pubblica di Genovesi diventa oggi valutazione d’impatto, rating e rendicontazione.
